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Enuresi: il problema della pipì a letto

L’enuresi è la perdita involontaria di urina durante la notte, spesso accompagnata dal bisogno frequente di fare pipì durante il giorno. Si stima che un bambino su dieci di età superiore ai sei anni soffra di enuresi, che porta a bagnare il letto almeno due o tre volte alla settimana, per tempi prolungati; al contrario, prima dei sei anni, quando il controllo dell'apparato urinario e degli sfinteri non è ancora totale, non è possibile parlare di enuresi. Per molto tempo il problema della pipì a letto è stato considerato di natura squisitamente psicologica, in concomitanza con condizioni di intenso stress emotivo, come l'inizio della scuola, la nascita di un fratellino, la separazione dei genitori; tuttavia, le cause scatenanti sono di natura medica e una diagnosi tempestiva e precoce permette di instaurare la terapia più appropriata e di risolvere completamente il problema. Inoltre, alla base dell’enuresi si ritiene esista la familiarità e l’ereditarietà: spesso anche uno dei genitori del bambino che soffre di enuresi ha, a sua volta, sofferto del problema da piccolo.
Si distinguono due forme di enuresi, quella monosintomatica e quella sintomatica. L’e. monosintomatica consegue a una mancanza di vasopressina (nota anche con il termine di ormone antidiuretico), che regola la produzione di urina nelle ore notturne: di conseguenza, il bambino bagna il letto durante la notte, di regola una sola volta per notte. L’e. sintomatica è invece causata, oltre che dalla mancanza di vasopressina, da un’iperattività della vescica, che si contrae e presenta bassi livelli di riempimento: il bambino bagna il letto più di una volta per notte e mostra problemi anche durante il giorno, con un bisogno frequente di urinare e una impellenza ad assecondare lo stimolo a urinare tutte le volte che questo si presenta.
 
I sintomi
Se dopo i sei anni il bambino fa la pipì a letto ripetutamente nell'arco di settimane e mesi, durante il giorno scappa in bagno di corsa, le sue mutandine sono spesso umide, saltella o si accovaccia per trattenere la pipì, si può parlare di enuresi. Il bambino che soffre di enuresi non solo prova fastidio fisico, ma anche problemi psicologici e sociali, con perdita di autostima, mancanza di fiducia, senso di colpa e difficili rapporti con i coetanei.
 
Il trattamento
La terapia farmacologica dell’enuresi varia al variare della forma e, nella maggior parte dei casi, è in grado di guarire il bambino dal disturbo. Per il trattamento dell'enuresi monosintomatica si utilizza la desmopressina, un analogo sintetico della vasopressina; nelle forme di enuresi sintomatica, alla desmopressina si associa una molecola in grado di rilassare la muscolatura vescicale.
Una valida alternativa alla terapia farmacologica è rappresentata dalla terapia comportamentale, orientata a gestire il processo di maturazione della funzione minzionale e vescicale; essa necessita tuttavia della collaborazione da parte del bambino. La terapia comportamentale si basa su due approcci: gli allarmi acustici notturni e il training minzionale. Gli allarmi acustici notturni sono finalizzati a stabilire un riflesso condizionato e permettono il risveglio del bambino alla perdita delle prime gocce di pipì; si tratta di un sistema costituito da un piccolo sensore, collegato alla biancheria intima del bambino, e da un allarme: quando il piccolo comincia a bagnarsi, l’allarme si attiva e sveglia il bambino. A poco a poco, il bambino sarà capace di svegliarsi autonomamente. Il training minzionale è invece finalizzato ad aumentare la capacità funzionale della vescica e a correggere le abitudini minzionali sbagliate. Consiste in una serie di esercizi vescicali, che vengono spiegati al bambino e che il bambino deve fare e rifare, fino a quando il problema sarà risolto. Utile è inoltre la compilazione di un diario, in cui registrare tutti le informazioni sugli orari in cui il bambino fa pipì, sui sintomi di cui soffre, sullo stimolo che percepisce.
 
I genitori e il problema della pipì a letto
È molto importante che i genitori, e tutta la famiglia, affrontino il problema della pipì a letto nella maniera corretta: i genitori devono parlare con il bambino che soffre di enuresi e seguire alcuni comportamenti:

  • ricordare al bambino che tanti altri coetanei sono nella stessa situazione, per aiutarlo a sentirsi meno diverso;
  • cercare di mostrarsi comprensivi, per incoraggiare il bambino e alleviare i sensi di colpa;
  • non colpevolizzarlo, perché il bambino si sente già abbastanza in colpa;
  • non sgridare il bambino, anche se a volte può essere difficile, soprattutto di notte quando bisogna cambiare sia il bambino sia le lenzuola nel pieno del sonno;
  • non farlo sentire ridicolo e non parlare del problema davanti a estranei;
  • non svegliarlo di notte per fare pipì, perché non serve e peggiora la qualità del sonno;
  • non usare pannoloni, che non risolvono il problema;
  • non premiare il bambino se non bagna il letto, perché l’enuresi non dipende dal bambino;
  • se il problema si manifesta anche di giorno, può essere utile parlarne a scuola;
  • osservare tutti i comportamenti del bambino e riferirli al pediatra.