Ragadi anali: definizione
Le ragadi sono ulcerazioni lineari ipodermiche generalmente localizzate sul margine posteriore dell’ano, in prossimità del coccige, sul fondo di una piega radiata. In alcuni casi la localizzazione è nella zona anteriore.
Entrambe le localizzazioni corrispondono ai punti di minor estensibilità ed elasticità della cute anale. Spesso si osserva la presenza della cosiddetta emorroide sentinella. Questa non è una vera e propria dilatazione venosa, ma una tasca che si forma in seguito allo scollamento della cute.
Sintomi
- dolore intenso all’inizio della defecazione
- modeste perdite di sangue rosso vivo
- prurito
- bruciore
- irrequietezza anale con continuo stimolo alla defecazione
Il dolore può esaurirsi nel giro di pochi minuti o persistere per qualche ora.
Cause
Le cause di questo disturbo non sono ancora del tutto chiare. La teoria maggiormente accreditata ritiene che le ragadi siano conseguenti alla presenza di ischemia cutanea, a sua volta determinata dall’eccessivo tono muscolare dello sfintere interno del canale anale.
L’eccessiva tensione muscolare determinerebbe, infatti, una riduzione della vascolarizzazione nei tessuti con conseguente formazione di ulcera.
La stipsi è stata spesso considerata un fattore predisponente allo sviluppo di ragade anale: lo sforzo legato alla difficoltà di evacuazione provocherebbe l’eccessiva distensione dell’ano, portando alla rottura dei tessuti nei punti dove è questo è maggiormente ancorato alle strutture sottostanti (legamento ano-coccigeo).
Oggi questa tesi è ritenuta poco attendibile e si propende a pensare che la stipsi sia piuttosto una conseguenza della ragade anale: il dolore acuto generato dalla defecazione in presenza di ulcerazioni, infatti, spingerebbe il paziente alla ritenzione fecale allo scopo di non sentire dolore, generando in tal modo una stipsi intenzionale.
Diagnosi differenziale
Quando il paziente lamenta i sintomi tipici della ragade anale, e in particolare quando la ragade è laterale all’apertura anale, il medico deve valutare l’eventuale presenza di altre patologie, quali emorroidi, neoplasie dell’ano e del retto, malattie infiammatorie croniche dell’intestino, malattie a trasmissione sessuale.