Pelle, sole e...montagna: cute e sport ad alta quota
Proprio come al mare, la nostra pelle ha bisogno di essere protetta anche in montagna.
Il rischio di scottature e ustioni é, infatti, molto elevato se l’esposizione ai raggi solari è prolungata e non si utilizza un’adeguata protezione.
In inverno, il riflesso del sole sulla neve e sul ghiaccio, poi, rende ancora più pericolosa l'esposizione. E anche durante la stagione estiva, i raggi solari delle vette, anche di quelle meno alte, possono essere pericolosi.
Per evitare problemi, soprattutto nei primi giorni, quando ancora la melanina non si è attivata, é fondamentale l’utilizzo di creme protettive con un fattore di protezione molto elevato.
Nei bambini, questo non dovrebbe essere inferiore a 15 e, meglio ancora, sarebbe una protezione totale.
Buono a sapersi
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Non tutti i raggi del sole sono uguali: essi si dividono in ultravioletti (denominati UV-A e UV-B) e infrarossi.
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Gli UV-A consentendo alla pelle di abbronzarsi, perché stimolano la formazione di melanina, la protezione naturale della pelle contro il sole.
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Gli UV-B, invece, sono i raggi più dannosi, perché si fermano sugli strati più superficiali dell'epidermide, provocando la dilatazione dei capillari e, quindi, scottature ed eritemi.
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Non tutte le ore sono adatte all’esposizione: il 50% dei raggi UV-B si diffondono tra le 11.00 e le 15.00. E’ proprio in questa fascia oraria che bisognerebbe evitare l’esposizione al sole e, se impossibile, è necessario mantenere alto il livello di guardia.
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Il bianco amplifica il riverbero dei raggi solari: neve e ghiaccio ne riflettono il 90%.
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In montagna, più si sale, più aumenta la percentuale di ultravioletti (12% ogni 1000 metri).