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Ultimo aggiornamento: 09/12/2008
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09 dicembre 2008
CHIRURGIA PLASTICA: VALERIANI, CRISI NON TOCCA 'RITOCCHI' MA SI CHIEDE SCONTO

Roma, 6 dic. (Adnkronos Salute) - La crisi economica non è ancora entrata negli studi dei chirurghi plastici italiani. Non c'è stato, insomma, il drastico calo di richieste come negli Usa, dove in pochi mesi gli interventi sono calati del 50%. E' cambiato però l'atteggiamento del cliente, che ora chiede sconti e dilazioni nei pagamenti. Ma anche il tipo di ritocco richiesto. Vanno per la maggiore piccoli interventi a basso costo, usati anche come regalo 'utile' a se stessi o alle persone più vicine. Tra i doni natalizi più gettonati, infatti, non mancheranno iniezioni di botulino e filler 'spiana-rughe'. A tracciare il quadro Maurizio Valeriani, primario di chirurgia plastica all'ospedale San Filippo Neri di Roma, che dal suo osservatorio e in base ai dati di settore disponibili, sottolinea il 'paradosso italiano'.

"L'italiano - spiega all'ADNKRONOS SALUTE - bombardato da notizie catastrofiche sulla crisi si chiude di più nel privato. Magari rinuncia al ristorante o al nuovo telefonino ma tende a coccolarsi, a regalare qualcosa a se stesso". Insomma si cura di più e non rinuncia, quindi, al chirurgo plastico se ne sente il bisogno. "Rispetto al passato però - precisa Valeriani - si può notare una maggiore attenzione al risparmio. Oltre a sconti e dilazioni, ci vengono chiesti interventi più piccoli e meno costosi, medio-piccoli". Il ritocco, inoltre, sempre più frequentemente sostituisce altri tipi di regalo. "A Natale, ad esempio - dice l'esperto - sono particolarmente gettonati piccoli interventi cancella rughe, come botox e filler per rimpire i segni del tempo, per i quali la spesa oscilla fra 200 e 500 euro. Il ritocco, secondo la mia esperienza - dice - si regala al posto del computer o di gadget tecnologici".

Negli ultimi anni fino al 2007, in Italia, come in tutti i Paesi occidentali, secondo i dati ufficiali, il ricorso alla chirurgia plastica è cresciuto, in media del 5-10% l'anno. "Non notiamo - continua Valeriani - soprattutto negli studi più grandi e avviati, particolari flessioni". Nulla a che vedere con gli Stati Uniti dove si è avuto un vero e proprio crollo degli interventi. "Questo anche perché - spiega ancora Valeriani - negli Usa questo tipo di chirurgia è molto diffusa. E il paziente si opera molto facilmente e magari ripete l'intervento più volte. Mentre da noi è più motivato, ci riflette di più. Ma anche per questo rinuncia all'intervento solo se ha un impedimento grave".

IL chirurgo però non nega che ci siano forti timori anche in questo settore, che si regge su bisogni 'voluttuari', dunque sacrificabili. "La crisi americana probabilmente - conclude Valeriani - arriverà anche da noi. Ma la tradizione europea è quella di un maggiore equilibrio. Spero che l''onda lunga' arrivi attenuata e che avremo ripercussioni limitate".

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